Ma è davvero tutto oro quel che luccica?
Andiamo ad analizzare le condizioni di Trasparenza:
- c’è un tasso lordo promozionale al 6% lordo, corrispondente a 4,38 netto: in quanto promozionale, ha una scadenza di promozione di 12 mesi a partire dall’attivazione: il tasso lordo successivo all’attivazione è da calcolare tramite la formula: Euribor** 1 m/365 - 0,5%
- Ne consegue che la convenienza del 6% lordo è limitata al prima anno, ma non è finita qui. Andando ad analizzare nelle condizioni di Trasparenza il capitolo riguardante le spese, troviamo:
- un canone annuo di 11 euro mensili, corrispondente a 132 euro annuali;
- la presenza dell’imposta di bollo di euro 34,20 annuali a carico del cliente;
Ne consegue che, solo prendendo in considerazione queste due fonti di spesa, canone annuo e imposta di bollo comportano all’anno 166,20 euro di spesa.
Alla luce di questi dati, andiamo ad analizzare quindi la convenienza effettiva di Barclays Opportunità.
Il limite di giacenza sul conto è di euro 10.000, quindi ipotizziamo di maturare, per un anno, interessi al 6% lordo sulla cifra di 10.000 euro per 12 mesi:
10.000:
interessi lordi annuali euro 600
interessi netti annuali euro 438
Agli interessi netti togliamo quindi la somma totale di canone annuo e imposta di bollo di euro 166,20: ne viene un totale di euro 271,80.
È il momento quindi di fare due considerazioni:
- Nella valutazione della convenienza di un conto corrente, basata in prima istanza sul tasso di interesse, è necessario valutare le spese connesse al conto e sottrarle al guadagno netto, per valutare se in fin dei conti, il tasso sia ridimensionato:
nel caso Barclays, il guadagno annuo su una giacenza di euro 10000 al netto dell’interesse tolte le spese è di euro 271,80, corrispondenti quindi a un tasso netto del 2,71, e a un lordo di 3.4417, dimezzato rispetto al 6% lordo iniziale;
Mi spiego: il conto corrente è necessario, fornisce dei servizi a cui sono associate delle spese, perlopiù legate a un canone annuo e all’imposta di bollo.
Sempre di più, i conti sono a canone zero, e ci sono casi in cui al canone zero è associata –pur a determinate condizioni- l’esenzione dell’imposta di bollo, che resta a carico della banca.
Quindi, un conto a spese zero si può avere.
Ma spese zero significa anche interessi zero:
a questo punto sorge spontanea la domanda se sia meglio un conto con delle spese ma che maturi degli interessi, o senza spese né interessi.
La scelta può essere fatta sulla base di due considerazioni:
1. la funzione primaria del conto corrente è di dare dei servizi, non erogare interesse, funzione che può essere svolta da forme di risparmio e investimento come ad esempio i conti deposito, che a costo zero forniscono interessi ben maggiori di un normale conto corrente;
2. inoltre, se si considera che i soldi spesi per un conto corrente vanno tolti dall’interesse già basso e potrebbero essere risparmiati ed investiti, consideriamo che sia meglio, nella scelta del conto, preferire zero spese e zero guadagni.
E tu cosa ne pensi? :-)
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